"I greci la chiamavano hybris, questa superbia... quella per cui costruisci mattoncino per mattoncino la scala più alta per farti più male quando cadi."
(tratto da karmarevolt.blogspot.com)
(tratto da karmarevolt.blogspot.com) Ci fu un giorno, immagino fosse un pomeriggio, ma dove ero, non si capiva essendo l'ambiente per lo piu' buio, illuminato da qualche riflettore.
Ricordo un regista, una attrice, e stavo in qualche modo recitando. La sensazione, bella, forte, di potenza, che sconfinava in orgoglio e superbia in modo inproprio e spropositato.
La scala con i mattoncini era stata costruita, ed ero, là se non, poco dopo, cadere, e sentire refluire il tutto, provato prima, come acqua che
scorre lungo il corpo, che se ne va oltre lungo i piedi, sul il pavimento, come un down sucessivo ad un assunzione di cocaina od extasy.
Scomparve, come scomparve quell'essere che vidi in me stesso, e mi ritrovai in abiti più limitati e meno gloriosi se non ingloriosi, e quel che provai mi rimase come una frase nelle orecchie: "ma, chi si crede...".
Fui o non fui, ad ogni modo provai, e mi rimase da monito, spero eterno, per ogni, e qualunque 'stato' raggiunsi o raggiungerò nel tempo. E' stato duro, è stato utile, si impara.
Scomparve, come scomparve quell'essere che vidi in me stesso, e mi ritrovai in abiti più limitati e meno gloriosi se non ingloriosi, e quel che provai mi rimase come una frase nelle orecchie: "ma, chi si crede...".
Fui o non fui, ad ogni modo provai, e mi rimase da monito, spero eterno, per ogni, e qualunque 'stato' raggiunsi o raggiungerò nel tempo. E' stato duro, è stato utile, si impara.